Chi sono

Ragazza 30enne, figlia della Grande Madre, di Afrodite e Mercurio. Libraia per lavoro. Scrittrice e Pittrice per passione. Archeologa volontaria. Danzatrice Orientale. Molte facce in una sola creatura

Amo

Scrivere (romanzi, lettere, post per il mio blog, articoli per riviste, diario, studi vari), leggere una montagna di libri, dipingere (figurativi, soprattutto donne), cucinare (soprattutto dolci), cucire vestiti (soprattutto per le rievocazioni storiche), sferruzzare a maglia (ma sto imparando...), stare all'aria aperta il più possibile (il chè, con la vita che faccio, è davvero difficile), andare in rollerblade.

Odio

La superficialità, l'arroganza, la violenza.

Leggo

Stilare una lista sarebbe impossibile. Diciamo che adoro la letteratura balcanica, russa e ispano-americana. Mi interessano anche i saggi storici, archeologici e di attualità. Gli scrittori preferiti sono davvero troppi!

Ascolto

Folk, Folk-Metal, Nu-Metal, ...

Guardo

I film davvero interessanti, ma anche le commedie (soprattutto quando c'è bisogno di ridere) e poi... Fox Crime, grazie di esistere!

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Ricamare Gobelin, creare con i Fili


In una di queste fredde sere d'autunno, assieme alla vigile Bashtet...


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abbiamo deciso che era giunto il momento per rimettermi a ricamare. E' uno dei lavori manuali che mi piace fare soprattutto durante l'autunno e l'inverno. E mio desidero anche imparare a lavorare a maglia, ma finché non trovo la maestra giusta, continuo a dedicarmi al ricamo.

Così, ho preso uno dei bellissimi gobelin della Oscarre K. di Gorizia. Vi ricordate? Avevo già realizzato “Il bacio” di Klimt, con uno dei loro quadri. Ora è all'ingresso di casa Bliss!

E stavolta mi sono detta che era il momento buono per trovare un soggetto di Alfons Mucha. Adoro l'Art-Noveau!

Ho scelto “La Primavera”, sperando di riuscire a finire il gobelin proprio per quella stagione. Anche se non è mica facile. Il quadro è grande: 50x70 cm!!! Hai voglia a lavorarci sopra di mezzo punto!


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Però è così piacevole, così rilassante lavorarci! Forse perché è un ricordo di quando ero ancora a casa coi miei genitori, in campagna, e lavoravo a tanti piccoli e grandi quadri dei gobelin, in salotto, non molto lontana dallo spargher nel quale bruciava la legna. Forse perché è un lavoro così antico. Forse perché usare le mani per dettagli così minuscoli e i fili colorati, è un piacere per l'anima.

Da anni cerco di mantenere vivo il mio spirito artigiano. Creando quanto più possibile oggetti e quadri.

Lo sappiamo tutti: i lavori manuali, artigianali, stanno sparendo. Tanto che, qualcuno, teme che prima o poi riusciremo ad ammirare le manifatture e le opere artistiche (quelle esteticamente e tecnicamente Belle) soltanto nei musei.

Io cerco di sfatare questo spauracchio continuando a creare.

Anche quando sono stanca morta, le sere le dedico a questo, ora, al ricamo. Nonostante spesso la mia testa ciondoli dalla stanchezza -le cervicali sono una brutta bestia- metto un cuscino proprio sopra il divano e ci appoggio la testa. Metto i gomiti su altri cuscini, in modo da avere le mani abbastanza in alto e ricamo. Per delle ore.

Non so se qualcuna di voi ha mai avuto questa sensazione. Però a me accade di provare la sensazione di dilatare il tempo. Come se, in questo mondo che corre così in fretta (troppo in fretta!), solo attraverso il ricamo, riuscissi a restare davvero salda al qui e ora, al presente.

E' una sensazione stupenda, perché in quei momenti, è come se azionassi un freno a mano. Se la giornata di lavoro è stata estenuante, velocissima, ma massacrante, fisicamente, mentre ricamo mi sembra di riuscire a rivedere tutte quelle ore con un occhio diverso. Anche con un po' di compassione, nei miei riguardi, soprattutto quando mi ritrovo a dovermi sobbarcare anche il lavoro di altri, o a porre rimedio ai guai causati da terze persone. Poi passo al pensiero della mia famiglia, di Mr Bliss. Quindi alle mie passioni, a tutti i progetti che sto coltivando. E infine giungo al ricamo, a quello che sto facendo in quel preciso istante. E mi sembra, scioccamente, lo so, di comprendere, con una qualche parte inconscia di me stessa, il compito delle Parche, o, nella tradizione slava, della Dea Mokoš. Queste Dee hanno la capacità, attraverso dei fili, di fare e disfare le vite degli uomini. Di ingarbugliarle o di tenderle. Di allungarle o di accorciarle con una sforbiciata.

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La Dea Mokoš

Mentre ricamo, quei fili colorati toccano le corde del mio spirito. E' come se i fili che passano tra le mie dita, suonassero una silenziosa musica che desta le corde dentro di me. E' come una ninna nanna vigile e melodiosa. Silenziosa, certo, ma così rilassante, riequilibrante, rigenerante.

Non credo di filosofeggiare su un qualunque lavoretto manuale.

Credo fermamente che il ricamo, il lavoro a maglia, il tombolo, e tutto quello che riguarda i fili, possegga delle qualità, delle virtù ancestrali. Per ogni donna. Ma anche, per ogni uomo che vi si voglia accostare.

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Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 11:18
Di: domenica, 08 novembre 2009


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Prima di Samhain


Quest'anno ho deciso di preparare Samhain con grande anticipo.

Atmosfera speciale in casa, scelta degli ingredienti per la cena, del rituale e... tanti piccoli, ma importanti acquisti.

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Non poteva certamente mancare una capatina a Trieste, dove, lungo Viale Rossetti, ogni volta lascio gli occhi stampati sulla vestrina di questa Panetteria/Pasticceria...

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Io credo che le immagini parlino da sole...

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E che, in qualcunque ora della giornata vi troviate, mentre leggete questo post e guardate queste immagini, sentiate un certo languorino...

Però io e la mia tribù siamo andati a Trieste soprattutto per visitare uno dei nostri negozi preferiti: il New Age Center.

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Il nome può trarre in inganno, e in effetti io lo trovo poco adatto per un ambiente così caleidoscopico, che sa essere sia rilassante che stimolante e soprattutto, un luogo dove trovare tanti, tanti libri, molti dei quali fuori catalogo e pressochè introvabili!

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Non si può capire cosa sia, finchè non si entra...

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I miei acquisti sono stati, come sempre, libri e, in questo caso anche degli incensi molto particolari...

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Creati a Glastonbury, con componenti naturali (niente sintetici!) sono una miscela di incensi ed erbe da usare durante i rituali e le meditazioni. Io ho scelto le qualità legate allo Spirito della Terra, quelle per Samhain e per Yule.

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Naturalmente, non sono passata davanti una pasticceria per tornare alla Bliss Home a mani vuote!

Questa è una Carsolina. Voi direte: chiamate così, a nord-est, la classica Millefoglie, o Diplomatica?! No, assolutamente: questa è proprio una Carsolina. Esteticamente vi potrà essere arci-nota, ma è la crema a essere speciale. Una ricetta segreta delle donne del Carso. Da qui il suo simpatico e dolce nome.

Ci siamo quasi, manca davvero pochissimo a un nuovo giro di Ruota. Auguri a tutti!

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 20:56
Di: giovedì, 29 ottobre 2009


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Voglio vivere così... in libertà...


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Quante volte al giorno vi capita di spremere le meningi e pensare a tutti i metodi possibili per guadagnare tanti soldi con il minimo della fatica e in brevissimo tempo, per poter lasciare il vostro lavoro e poter finalmente assaporare tempo e libertà?

A me capitava almeno due volte al giorno... ultimamente, invece, succede sempre più spesso.

Sarà il fatto che ormai sono arrivata ai 30 anni, sarà che l'orologio biologico corre e i primi cenni di istinto materno cominciano a premere sul cuore, o sarà semplicemente il fatto di sentirmi stanca degli orari che mi vengono imposti dagli altri (ovvero dai miei capi).

Ho bisogno di libertà. Di gestire il mio tempo come ne ho voglia. Di uscire all'aria aperta per contemplare il cielo con calma, mentre ultimamente è un lusso che mi concedo solo nel tragitto a piedi da casa al lavoro. Ho, soprattutto, bisogno di dedicarmi alla scrittura, allo studio e alle ricerche con tranquillità, senza dover organizzare la tabella di marcia della settimana. E sentirmi frustrata e sconfitta quando, per stanchezza o umore nero, faccio saltare qualche impegno personale.

Ho bisogno di uscire con le amiche a bere un caffè e mangiare un dolce greco senza la fastidiosa sensazione che i miei occhi possano chiudersi da un momento all'altro per l'eccessiva stanchezza, espondendomi così al ridicolo, in mezzo a un Caffè. Ho bisogno di stendermi sul divano, con la copertina di Linus, una tazza di cioccolata calda fumante (e una spruzzatina di cannella) con Bashtet sopra le gambe, senza guardare ossessivamente alle lancette dell'orologio. Ho bisogno di prendere per mano Mr Bliss e portarlo con me nelle tante feste di paese di questa stagione. Delle castagne, della zucca...

Ma soprattutto ho bisogno di assaporare una parola che, per paradosso di noi donne e uomini moderni, salvati dalla miseria grazie al ricco Occidente e innocenti rispetto a qualsiasi crimine sociale, ci sembra, nonostante tutto, così lontana da noi: la libertà.

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Un anno fa, mentre ero in libreria, dissi alla mia collega: "Qualche volta mi sembra di vivere in una gabbia dorata". Ho un lavoro (molti non lo hanno), e si tratta di stare per delle ore al giorno in mezzo ai libri, di sfogliarli, di catalogarli, di leggerli per poi sapere cosa proporre (quanti possono avere un tale privilegio?). Eppure, se lo si vede dall'alto, è un lavoro come un altro. Un lavoro medio, che ti consente di guadagnare quello che è sufficiente per vivere, ma che, come ogni altro lavoro (o la maggioranza) divora il tuo tempo, le tue passioni, ti sfianca, e limita la tua libertà.

Non raccontiamoci storie. Se ho sempre sognato di diventare una scrittrice famosa, è stato anche per la possibilità che questa chimera da al suo trionfatore di vivere con maggior libertà. E ora che questo sogno sembra rimanere sempre tale, non concede isole di speranza, svilisce anche quella possibilità.

Allora cosa bisogna fare? Abbandonare un sogno e dedicarsi a un progetto che si profili remunerativo? Bisogna snaturare se stessi, riponendo nel cassetto del dimenticatoio una parte consistente della propria anima in virtù della ricerca di un'idea che possa donarci davvero il bene più prezioso: il tempo?

Ma cos'è il tempo libero, se non lo si può riempire con la nostra passione? Nel mio caso è, naturalmente, la scrittura. Ma se ora, per ipotesi, io decidessi di abbandonarla, per gettarmi anima e corpo in un progetto che mi dia denaro e maggiore libertà, non equivarrebbe a tradire la mia Musa, a gettare alle ortiche oltre un decennio di lotte, a bollare come "perdita di tempo" tutto quanto ho fatto fino a oggi? E come sarebbe riprendere in mano la scrittura fra qualche anno? Mi rendo conto di come sono cambiata oggi, rispetto a dieci anni fa. Allora scrivevo con fatica, arrancando in un terreno impervio e troppo acerbo. Adesso ho acquisito sicurezza, conosco la materia, e riesco a mettere nero su bianco le storie che popolano la mia mente senza indugio, come se la penna volasse sulla carta.

O forse è tutto molto più semplice di come io creda. Devo semplicemente continuare su questa strada, lottando come ho sempre fatto per guadagnare ogni giorno del tempo per scrivere. Lavorare, scrivere, amare, coltivare le amicizie e gli studi. E non perdere tempo prezioso in elucubrazioni mentali come queste.

Forse sono semplicemente troppo stressata e vedo tutto nero. Forse, domani mi sveglierò e penserò che, in fondo, questa mia vita non è poi così male

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Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 09:00
Di: domenica, 18 ottobre 2009


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Capitolo 3... non si può fare -Quindi mi arrangerò con... altre gite!


No, anche se manco da un pezzo dal blog, non sono stata risucchiata dalla libreria. Per carità, tra cambi di orario (adesso lavoro 12 giorni filati, prima di avere un fine settimana libero!) e tra cambiamenti massacranti di scaffali (e qui faccio un MEA CULPA grosso come La Rete, perchè sono stata IO a dare l'idea ), ci hanno provato a lasciarmi chiusa dentro a lavorare, ma, dal momento che fuori da quella porta c'è ad attendermi il dolce, caro e immenso Mr Bliss, e dal momento che ho decisamente Una Vita, questo fine settimana ho lasciato i miei "bambini" (libri) senza versare troppe lacrimucce.

Dunque, il titolo del post non vi ha tratto in inganno: volevo scrivere il terzo capitolo sul mio giretto per Trieste, dove avrei inserito delle immagini del Palazzo Revoltella, ma ho sentito dire che c'è il rischio che mi blocchino il blog, in quanto si tratta di foto (probabilmente) non autorizzate. Nell'incertezza, non mi azzardo a giocare con la sorte.

Poco male, non è difficile immaginarsi uno splendido palazzo cittadino del 1800, a pochissimi passi dal porto, ricco di stanze "a tema". Il sito internet è: www.museorevoltella.it Io ci ho lasciato gli occhi. D'altro canto, non potrebbe essere altrimenti: fu il Barone Pasquale Revoltella a creare qui l'omonimo museo, e questo uomo era dotato di una passione per l'Arte direttamente proporzionale alla maestosa e armoniosa bellezza di quelle stanze e di ogni loro singolo oggetto.

Certo è che non posso non raccontarvi di questi due giorni di libertà. Mi sono comportata davvero come un bambino goloso che, trovandosi tra le mani l'ultima fetta di torta, se la mangia in un solo boccone prima che arrivi il resto della ciurma e gliela strappi. Ecco, dal momento che due giorni di riposo passano senza che neanche uno se ne accorga, mi sono premurata di riempirmi le giornate per bene.

Ieri ero col mio Gruppo Archeologico Goriziano a Gradisca d'Isonzo (GO), luogo scelto come visita per la sesta edizione delle Giornate Nazionali di Archeologia Ritrovata, un evento che promuove la valorizzazione e la tutela dei beni culturali cosiddetti “minori”, che troppo spesso rischiano di essere dimenticati e cancellati dalla memoria storica degli uomini. Gradisca, in effetti, è un piccolo gioiellino del Friuli Venezia Giulia, regione che ha mille piccoli tesori da offrire se... se solo si ha la briga di scoprirli!

Gradisca è nota fin dai primi secoli dell'anno 1000, quando era un semplice villaggio rurale, abitato soprattutto da popolazioni slave e latine. Era sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia, per poi passare in mano alla Serenissima Repubblica di Venezia (XV sec.) e da qui diventare capitale della Contea di Gradisca (XVII sec.) e parte della Contea di Gorizia (XVIII sec.).

Qui passò anche Leonardo da Vinci, al quale venne chiesto un aiuto, un'idea per realizzare un cordone di mura maggiormente protettive (le incursioni del Turchi erano frequenti e disastrose). Il Genio propose le sue idee, ma per mancanza di fondi presso le casse della Serenissima, i suoi progetti non vennero mai messi in pratica.

In epoca rinascimentale, nella cittadella trovò dimora una comunità di erbrei ashkenaziti, protetti e liberi di commerciare e crearsi un luogo di culto. Purtroppo però, di loro oggi non rimane traccia, a parte alcuni edifici nell'attuale via Petrarca e il cimitero ottocentesco di via del Campi.

Come sempre, vi propongo un assaggio. Il resto sta a voi vederlo .

Aggiungo soltanto alcune simpatiche foto scattate da Roberta, "fotografa ufficiale del GAG".


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Il Castello di Gradisca d'Isonzo

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Questa è una scena comica: io ho gli occhi sgranati stile "spiritata"
e dietro di me, la mia amica Laura mi indica
come fossi una matta da rinchiudere...
oh, lei è una psicologa, ahahahahahah!

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E qui due immagini di me e la mia amica Gloria.
La seconda foto è nel delizioso parco cittadino,
uno dei pochi luoghi salvati dalla cementificazione...


Stamattina, invece, Mr Bliss, sua madre e io siamo andati in Slovenia a visitare Idrija, la città delle miniere di mercurio e dei pizzi d'Idria. E' stato un viaggio lunghissimo e zeppo di tornanti, capre, pecore, mucche, cavalli e un verde delle valli quasi irlandese!

Ringrazio Mr Bliss per non aver voluto comprare la famigerata "vinjeta", il bollo che bisogna applicare obbligatoriamente alla macchina se si vogliono percorrere le autostrade slovene. Costa 36,50 euro ed è valido 6 mesi. L'ho comprato per la macchina di mio padre, usata per andare in Bosnia, ma è un vero crimine! E comunque, se si vuole visitare la Slovenia, è un crimine pure pensare di farsela per l'autostrada! E' uno Stato piccolo, ma talmente ricco di vegetazione, flora, fauna e villaggi rurali tipici imperdibili.

Ma questa gita è un'altra storia e io devo pure andare a dormire ...

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 22:15
Di: lunedì, 12 ottobre 2009


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Trieste e i suoi immensi doni -Capitolo 2 -Leonor Fini


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La mostra di Leonor Fini al Museo Revoltella di Trieste, è quanto di più interessante, dal punto di vista pittorico, io abbia visto negli ultimi anni. Certo, è un giudizio che deriva anche dalla mia personale ecletticità. Adoro la scrittura, ma non un solo stile. E amo sperimentare in questo campo. Amo la pittura, e anche in questo caso, diversi generi. E seguo anche molte altre sfaccettature dell'arte e della creatività. Ovviamente non riesco a stare dietro a tutto, e, con la maturità, mi sono sentita il dovere di troncare sul nascere certi stimoli, altrimenti non avrei più avuto tempo per i miei interessi primari. Ma questo calderone di passioni ha sempre rappresentato per me croce e delizia. Una croce perchè non sono stata capace di portare a termine in tempi brevi parecchi lavori. Una delizia perchè, naturalmente, ho potuto godere pienamente dei doni dell'Arte. Sia in modo attivo, che in modo passivo.

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Osservare i quadri di Leonor, piuttosto che i suoi disegni, le foto, le opere grafiche, ha rappresentato un “ritorno a casa”. Lungi da me, mettermi alla pari con questa straordinaria, immensa artista, ma ho ritrovato in lei questa angosciosa lotta con l'eclettismo dell'anima, con il susseguirsi febbrile di passioni, ricerche, interessi e sperimentazioni. Leonor, bontà sua, è stata capace di dare libero sfogo a questi moti dell'anima solo in campo visivo. Non si è cimentata anche con la scrittura, la scultura o gli altri innumerevoli volti dell'Arte. Però se osservate i suoi quadri, nelle tante fasi della sua vita, troverete tanti stili diversi, tanti influssi, tanta ricerca, tante lotte.

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La serratura - Tristano e Isotta - Cerere

Leonor Fini ha creato molti generi -non badate alle mie personali scelte dei suoi quadri, dovete vederne almeno dieci per capire quanto ha saputo variare, mutare, evolvere-. Ha partorito innumerevoli figli, da questo punto di vista. Era un'artista estremamente feconda. E dal tratto finissimo, bello nel senso pieno del termine e con una capacità della scelta dei colori che io ho trovato encomiabile.
Non è stata etichettata né in vita, né in morte. Leonor non è appartenuta alla corrente del surrealismo, benchè in molti suoi quadri si possa trovare questa impronta. Non ha mai voluto far parte di nessun genere pittorico, né di alcun partito politico, nonostante questo allora, come oggi, avrebbe potuto procurarle maggior benessere e visibilità.
Leonor era una donna indipendente fino all'osso. Leonor era la sfinge dei suoi quadri, la maga trasformatrice delle foto che la ritraggono, ma soprattutto era presente in ogni suo quadro. Per la maggior parte delle sue tele, infatti, era lei la modella. Ma anche quando ritraeva Italo Svevo, l'amato-odiato poeta Andrè Pieyre de Mandiargues o la signora Hasellter, lei era in qualche modo, pesantemente presente. È il suo sguardo che si può percepire in ogni quadro, il suo punto di vista, il suo mondo. C'è tutta lei stessa dentro ogni tela, nonostante la reale interpretazione di molti dei suoi quadri, sia ancora fortemente dubbia.
Non ho inserito molte immagini dei suoi quadri, perchè non so esattamente come funzionino i diritti d'autore e non desidero problemi. Ma se volete conoscere meglio questa grande, grandissima pittrice, vi consiglio di cercare il catalogo della mostra o i quadri via internet.
Purtroppo ci sono solo due libri sulla sua vita, uno dei quali è fuori catalogo già da anni. Questo fa capire quanto poco sia stato seguito, in Italia, il suo talento. Non era abbastanza interessante (perchè non inquadrabile, non etichettabile) qui, e non era sufficientemente parigina in Francia. Laggiù, anzi, era L'italienne de Paris, come suggerisce la sua mostra al Palazzo Revoltella.

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Come tutti coloro che hanno un'anima grande e variegata, troppo spesso non vengono capiti e, di conseguenza, tutto il loro lavoro segue il tragico destino dell'artista.
Fortunatamente, per Leonor Fini le acque si stanno tornando a muovere. Se negli ultimi anni della sua vita riuscì comunque a farsi apprezzare dalla critica internazionale, oggi si assiste a una sua riscoperta. E spero vivamente che sia un crescendo.

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 13:46
Di: domenica, 27 settembre 2009


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Trieste e i suoi immensi doni -Capitolo I


Premessa:

Pensavo di scrivere un unico post, di questa giornata speciale, però mi sono resa conto che la carne sul fuoco è troppa e, riassumendo, correvo il rischio di tralasciare dettagli molto importanti e immagini che “dovete” vedere. È per questo motivo che suddividerò questo post in tre capitoli, ognuno con una tematica. Inizio dalla mostra “I serbi a Trieste”; seguirà “Leonor Fini” e un capitolo conclusivo sarà dedicato interamente al Palazzo Revoltella. Perché merita davvero. E quando leggerete e vedrete le foto che ho preparato, capirete perché.

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Lunedì è stata una giornata davvero meravigliosa... dopo mesi sono riuscita a convincere Mr Bliss ad andare a Trieste per vedere due mostre: “I serbi a Trieste” e “Leonor Fini”.
La prima mostra si trova all'interno del Castello di San Giusto e la seconda nel Palazzo Revoltella. Uno scenario più magico dell'altro, francamente.
La giornata era assolutamente estiva. Siamo alla fine di settembre ma, imboccando Viale Miramare, lungo la costa, si potevano ancora vedere dozzine e dozzine di bagnanti. Potevo quasi assaporare il loro benessere mentre scrutavano il mare asciugandosi beatamente accarezzati dalla brezza marina e riscaldati da un sole così generoso. Anche al ritorno li ho ritrovati. Osservavano ancora l'orizzonte, ma questa volta il sole stava tramontando e io ho sentito una fitta di nostalgia per questa stagione che se ne sta andando, come il sole inghiottito dalle acque.

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Io fuori dal castello di San Giusto, nell'antico foro romano dell'antica Tergeste...
Da notare i miei nuovissimi anfibi (grazie per le dritte, Chicca!)

La prima mostra che abbiamo visitato, naturalmente, è stata molto interessante. C'erano reperti ecclesiastici, dipinti, libri della biblioteca della scuola serba, immagini della primissima chiesa illirica concessa niente meno che dall'imperatrice Maria Teresa ai balcanici, nel XVIII secolo.
Un secolo dopo, circa, questa chiesa venne divisa al suo interno: i greci si spostarono vicino al porto, dove costruirono quel piccolo gioiello di chiesa che è San Nicola (il santo, ricordo, protettore dei marinai, uno dei massimi santi della cultura greca cristiana).
I serbi rimasero nella vecchia chiesa, ma la ricostruirono per quella che oggi conosciamo come chiesa di San Spiridione.
Questo santo, originariamente, era un pastore cipriota di umilissime origini. Fu proprio grazie alla sua condotta pura e piena di amore che si fece notare dagli uomini di chiesa e divenne una figura importante per il suo villaggio. Anche quando gli furono donati gli abiti ecclesiastici (benché non avesse studiato da Pope), egli continuò a lavorare anche come pastore. Per ribadire la sua umiltà e la vicinanza alla sua gente.


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La chiesa di San Spiridione è un'opera d'arte altissima, e molto piacevole, nel contesto cosmopolita triestino. Le sue guglie color azzurro sono incantevoli, come lo è la volta all'interno della chiesa, con ricchi mosaici d'oro. D'oro come lo sfondo di molte icone. Perchè l'oro, nell'iconografia ortodossa rappresenta l'eternità.
Ho scoperto varie cose, sulle icone. Quella che comunemente si ritiene povertà di tratti stilistici, deve essere riletta sotto una chiave religiosa. Un'icona, per gli ortodossi, è un'immagine sacra, o un libro illustrato che rappresenta le vite dei santi e di Gesù. Dunque non può raffigurare questi personaggi come se fossero uomini. I santi e Gesù sono sacri, per questo sono diversi da noi uomini. Le loro figure si presentano quasi sempre frontali, spesso geometriche e prove di profondità. La semplicità stilistica è in loro il sinonimo della loro sacralità. È in questa chiave che va percepita un'icona.


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Scheda tecnica della mostra

Titolo della mostra: GENTI DI SAN SPIRIDIONE. I SERBI A TRIESTE 1751-1914. ЉУДИ СВЕТОГ СПИРИДОНА. СРБИ У ТРСТ
A cura di: Lorenza Resciniti e Michela Messina
Luogo: Trieste, Castello di San Giusto
Periodo: Dal 17 luglio al 4 novembre 2009
Orari: Tutti i giorni 9.00-19.00
Catalogo: Silvana Editoriale
Informazioni: Tel. +39 040 6754068 / +39 040 6754480 / +39 040 309362
Sito-web: www.triestecultura.it
E-mail: serviziodidattico@comune.trieste.it

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 23:10
Di: martedì, 22 settembre 2009


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Ritorno al lavoro... bis!


Nel senso che le ultime vacanze sono finite e adesso si ricomincia a lavorare... in realtà questo mese è stato davvero strano.

Avevo lasciato intuire, nell'ultimo post, di aver digerito il no al mio primo romanzo da parte di una casa editrice alla quale tenevo particolarmente. Ma non avevo considerato la crisi di rigetto. Infatti è successo che non sono riuscita a scrivere più nulla fino a tre giorni fa, circa. Ero diventata vuota. Tutto d'un colpo non sentivo più nulla. Non uno stimolo. Non un'intuizione. Non ho nemmeno tentato di rimettermi a computer per proseguire il romanzo. E la cosa interessante è che non ero nemmeno dispiaciuta. Ero anestetizzata. In sospensione. Ma questo significava anche sentirsi “interrotta”. Non ero più capace di star bene davvero, di “essere” pienamente.

Come quando ciò che realmente sei, perde i suoi colori, i suoi contorni.

Non so esattamente come ne sono uscita. Ma tre giorni fa, quando ho accompagnato una mia nipotina a pattinaggio. Mi sono seduta su una sedia per aspettarla e ho ricominciato a scrivere. Si trattava della descrizione di un mio personaggio di cui non riuscivo ancora a scorgere il passato. E in un attimo mi è uscito tutto di colpo. Una diga si è spezzata e tutto quello che, in qualche modo, era rimasto trattenuto da qualche parte dentro di me, è sfociato sulle pagine. Due pagine fittissime di appunti.

E poi ho ripreso a respirare. A ritrovare la me stessa che se n'era andata.

Non è stata la “crisi della pagina bianca”. No. Era qualcos'altro. Una sfiducia che mi aveva colpita nel profondo, annullando la mia capacità di credere in quello che faccio. Ma ho visto che quando non scrivo, non sono più io. Non sono integra. Non sono piena.

Ripeto, non so se ce la farò a pubblicare mai alcunchè. Ma l'importante è, come dice Mr Bliss, non perdere il piacere di creare Arte fine a se stessa. Far uscire tutto quello che ho dentro e inebriarmi di quella sensazione. È come navigare un cavallo in perfetta sintonia con te. Come volare sopra una coltre di nuvole, accarezzata dal vento. Come avere piena consapevolezza di sé e riuscire a toccare con mano una fonte di conoscenza.


Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 23:39
Di: sabato, 19 settembre 2009


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Ritorno al lavoro... dopo una settimana di ferie e follie!!!


Questa mattina sono tornata a lavorare dopo una settimana di ferie "graziate". Nel senso che la libreria dove lavoro è in ristrutturazione, e per un mese sarà sufficiente una commessa sola. Così la mia collega e io ci alterneremo per lavorare e per stare a casa.
 
Ho cominciato io con le ferie ed è stata una settimana a metà tra il rilassante e lo stimolante... certo se non avessi ricevuto una certa brutta notizia, sarebbe andata molto meglio... il primo giorno che sono rimasta a casa, infatti, mi è arrivata la lettera di risposta della casa editrice Neri Pozza al mio primo romanzo "Althea" (titolo provvisorio). Le solite quattro righe che significano: "Non ci interessi, fattene una ragione".
 
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Era ovvio che potesse andare così. Sono una signora nessuno, figuriamoci avere tanta fortuna col primo scritto con una casa editrice così importante, però è stata lo stesso una mazzata. Più che altro ho trascorso la settimana a rodermi per un discorso molto semplice: sono dieci anni, dieci, che non faccio che seminare. Semino e semino, ma non vedo nè germogliare, nè tanto meno la possibilità di occuparmi di un raccolto... certo poi arriva Mr Bliss e mi dice:

"Ihhhhhh! Ti dovrai cuccare ancora tanti di quei no... è meglio che ti rimbocchi le maniche e pensi a continuare a scrivere, anzichè piangerti addosso". Ha perfettamente ragione. E poi:

"Inoltre avrai anche seminato per dieci anni, nessuno dice di no, ma fin'ora hai concepito un solo romanzo che hai mandato a delle case editrici, mica due o tre. Avrai anche scritto decine di racconti per partecipare a concorsi letterari, ma andando all'osso della questione un romanzo hai scritto e presentato e non puoi pretendere troppo". Ancora una volta ha ragione.
 
Quindi, dopo un'iniziale spargimento di sospiri (pianti no, per carità!), ho ripreso il toro per le corna e adesso mi sto armando di tanta pazienza per occuparmi del secondo romanzo.
 
Nel frattempo, questa settimana di vacanze l'ho dedicata ai miei vari studi, alla lettura e soprattutto alla pittura. Ho iniziato un quadro fantasy per la camera da letto, con soggetto approvato da Mr Bliss, che in quella camera, ovviamente, ci dorme con me, e quindi deve decidere assieme a me quello che ci entra!
 
E' stato stupendo riprendere attivamente i pennelli, e ovviamente ho già una serie di idee per i quadri successivi!
 
Certo ora che sono tornata a lavorare, mi devo riorganizzare coi tempi. Tipo oggi non sono riuscita a fare niente nè al lavoro, nè a casa (stasera poi, sono a pattinare con una nipotina e sua madre!), ma tempo due giorni e rimonto in sella!
 
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E comunque la pattinata mi serve: un altro danno che ho combinato questa settimana è sfornare dolci a manetta... ieri Mr Bliss e io ci siamo sbafati due fette ciascuno di Crostata di mousse al cioccolato con lamponi e non siamo riusciti ad addormentarci fino all'una... nonostante due bicchierini di limoncello e una polvere-bomba per la digestione... fate un po' voi se non ho bisogno di movimento...

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 14:15
Di: martedì, 08 settembre 2009


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Tante nuove, poche buone


Mancavo da un po', da queste parti. Purtroppo i motivi non sono piacevoli.

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Da un lato c'è stato dell'attrito con una persona che dovrebbe dare il meglio di sè, in termini affettivi e pratici. Invece, spesso assume un altro ruolo rispetto al suo. E  ti ritrovi al telefono per ore ad ascoltare cose che non avresti mai potuto credere sarebbero uscite dalla sua bocca, e sei costretta a sopperire a danni, grossi, che non sono tuoi, ma che vanno risanati.

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Poi è stata la volta di una botta tremenda. Tanti anni fa persi un amico. Un amico al quale ero legatissima, perchè per sei anni siamo usciti insieme quasi ogni giorno. Era un vero fratello per me. Io, invece, per lui ero molto di più.
Pensavo fosse passata. Pensavo che la lontananza avesse fatto male a me (perchè lo avevo perso) e bene a lui (perchè mi aveva dimenticata). Invece è bastato un niente per venire a sapere che le cose non sono andate affatto così. Che per lui il tempo si è fermato a sette anni fa, e che la sua vita non è affatto migliorata.
E io, una delle poche persone alle quali sembra importare tanto di lui, sono anche l'unica persona che non gli si può nemmeno avvicinare.

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Infine, quello che doveva rappresentare una felice rimpatriata tra sorelle, si è rivelata una chimera. Per problemi vecchi di anni e, purtroppo, in questo caso dovuti a miei errori, non potrò rivedere una mia amica adoratissima, una vera sorella. E questo ha fatto molto male sia a me che a lei.

Questo turbine di negatività si è portato appresso un mal di testa lungo tre giorni e giornate molto buie.

Ma la mia natura non è quella della passività, dell'ombra, e ne sono uscita. Come un vero leone.

Adesso mi rimbocco le maniche e vado avanti. Trovando tante piccole soluzioni a ogni problema e proseguendo i MIEI progetti. Che sono la linfa della mia vita.

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 22:21
Di: venerdì, 28 agosto 2009


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La crisi del macho e l'indipendenza (finalmente!) femminile


Recentemente ho letto un interessantissimo articolo del giornalista Reihan Salam. Riguardava la crisi economica che stiamo vivendo e che sta cambiando in modo deciso e (forse) definitivo il modo di vivere del genere maschile e di quello femminile. Secondo Salam, infatti, l'era del predominio maschile è giunta al capolinea. L'attuale crisi finanziaria e politica sta accelerando questo processo. Infatti, come ben sappiamo, la finanza e la politica sono un impero quasi esclusivamente maschile. Solo dagli ultimi dieci anni troviamo donne al potere di Nazioni (Angela Merkel per la Germania, … per l'Argentina, Sonia Gandhi per l'India) e, in forma ridotta, all'interno dei consigli di Stato, nelle multinazionali, nelle banche. A peggiorare la situazione è il fatto che stanno diminuendo gli uomini che si laureano, perdendo così la possibilità di acquisire le credenziali formative necessarie per avere successo in quelle economiche che guideranno il mondo post-recessione. Ben presto, nella sola America, ci saranno tre laureate donne ogni due laureati uomini, uno specchio della realtà che troviamo un po' in tutti i Paesi economicamente sviluppati. E se da un lato la recessione colpisce soprattutto gli uomini, che rimangono disoccupati dall'oggi al domani, dall'altro loro si trovano sempre meno in grado di affrontare le conseguenze psicologiche di questi traumi. Noi donne, di conseguenza, dobbiamo prepararci ad affrontare un alto numero di uomini depressi e frustrati.

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Stiamo passando insomma da un quadro esistenziale dove c'era il macho ipereccitato e strapagato, a uno che lascia il macho disoccupato e disorientato. In genere, i lunghi periodi di disoccupazione portano a un preoccupante aumento dell'alcolismo, soprattutto fra persone tra i 27 e i 35 anni di età. Inoltre, gli uomini colpiti dalla repressione, sovente mettono da parte il proposito di andare a convivere o sposarsi con la propria partner e questo toglie un'altra stabilità psicologica, e anche il senso di responsabilità che una relazione duratura può dare.

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A questo punto, quali saranno le scelte degli uomini? Sostanzialmente due: 1.Decideranno di assecondare i tempi, entrando in un rapporto paritetico con le donne e assimilando nuove sensibilità psicologiche, culturali e istituzionali. Sulle ceneri del vecchio macho potrebbe rinascere un uomo-fenice tutto nuovo, più posato, lungimirante e sensibile. Ma questa è una possibilità fattibile soprattutto per gli uomini colti che vivono nell'emisfero Occidentale; 2.Altrimenti gli uomini potranno scegliere di remare contro alla realtà. Questi uomini, che non hanno modi costruttivi per sfogare la loro rabbia, possono diventare pericolosamente estremisti e violenti. E questo è un disegno che si è già osservato nella Russia post-sovietica e, soprattutto, in quella di Putin, dove le donne hanno ricevuto sussidi sostanziosi per rimanere a casa a fare le casalinghe, mentre gli uomini, sempre meno impegnati a causa della disoccupazione cronica che ha colpito il Paese, sovente rimangono a casa, attaccati alla bottiglia, attingendo alle finanze della propria moglie e marcendo in una vita senza speranze e progetti. Le donne che hanno deciso di continuare a lavorare, invece, percepiscono ancora stipendi pari alla metà di quelli degli uomini che svolgono la loro stessa mansione. Sia per il primo caso, che per il secondo, quello che è certo è che le donne hanno già cominciato ad acquistare un maggior controllo su quel potere sociale, economico e politico che è stato loro negato per troppo tempo. Personalmente, posso verificare dalle mie esperienze. Se da un lato, nella libreria nella quale lavoro, la gestione è totalmente maschile e il machismo, in alcuni momenti, si fa notare, dall'altro ho la fortuna di lavorare con persone che conservano almeno una traccia di educazione e rispetto (è venuto a mancare, a tratti, ma penso al quadro generale). Il rapporto con Mr Bliss è paritario da sempre. Siamo pari in tutto: nell'economia domestica, nella gestione della nostra dimora, in qualsiasi mestiere di casa. Il suo machismo si rileva solo in piccoli momenti della giornata, ma forse non è realmente machismo, è più un bisogno di controllo e protezione sulla “propria donna”, affinché non le accada niente di male e torni indenne e integra nel nido condiviso. Mi viene in mente, a questo proposito, che Mr Bliss mi porta al lavoro e mi viene a prendere in macchina ogni giorno. Che esce con me praticamente sempre e se non c'è, è molto più rilassato se sa che sto a casa o esco con un'amica e non da sola. Il nostro amico Andrea, invece, auspica un mondo dove la donna lavori e l'uomo stia a casa a occuparsi dei mestieri e dei figli. Mi ha detto letteralmente: “Sarebbe ora! Noi a casa col grembiule e il fazzoletto in testa e voi a farvi due p---e così al lavoro tutto il giorno e portare i dindi a casa”. Certo, poi osservo mio fratello e mi casca tutto il castello di carte... lui da balcanico doc ha sempre preteso che la donna stesse a casa coi figli, a occuparsi della loro educazione e a far da mangiare. Sarà per questo che non ha avuto la minima fortuna col genere femminile?

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Da questo affresco della situazione, si evince che quella tra maschi e femmine non sarà una guerriglia vera e propria, piuttosto un mutamento sottile, costante e inesorabile. Non ci sono precedenti che ci permettono di ipotizzare come sarà il mondo dopo la morte del macho, ma possiamo aspettarci un passaggio complicato e, forse, in alcuni Paesi, anche violento.

Dreaming with “Bir Sara Bir de Bana” by Baba Zula
 

Scritto da: VictoriaKalos
Alle ore: 20:36
Di: giovedì, 13 agosto 2009


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